Il 14, 15 e 16 ottobre si è svolta a Roma la quarta edizione della Maker Faire Rome – The European Edition. Ci abbiamo fatto un salto per vedere con i nostri occhi la fiera dell’innovazione più importante d’Europa e per studiare qualche caso di comunicazione tra gli oltre 700 espositori presenti.

La Maker Faire nasce, come spesso accade nel campo dell’innovazione, negli Stati Uniti.

Maker Faire is the Greatest Show (and Tell) on Earth—a family-friendly festival of invention, creativity and resourcefulness, and a celebration of the Maker movement.

Da 4 anni presente anche in Italia, la Maker Faire è la fiera dell’innovazione, della tecnologia, del futuro del Fai da Te e dell’Internet delle Cose (Internet of things). Il sogno di ogni nerd chiuso nel proprio garage/cantina intento a sviluppare da anni la propria invenzione rivoluzionaria.

I maker della Maker Faire

Insomma, la Maker Faire è, romanticamente, la celebrazione dello spirito Maker, guida di quel movimento fatto di invenzione e tecnologia rappresentata da Arduino. Alla base della maggior parte delle invenzioni “dal basso” di domotica (quella tecnologia che ci permette di controllare da un device, PC, smartphone ecc., ad esempio il nostro frigorifero, il condizionatore o il forno) una scheda Arduino è l’oggetto del desiderio e la base di partenza di tantissimi maker che iniziano ad inventare il futuro nel tempo libero, tra una versione di latino e la cena.

Questa era la visione romantica, autentica e presente alla Maker Faire dove, effettivamente, molti espositori erano giovanissimi (una call apposita era stata aperta per le scuole), altri erano semplici inventori tech che hanno sviluppato la loro idea come un hobby. Dall’altra parte, armonicamente insieme a questi rappresentanti del movimento Maker, c’erano anche molte giovani, dinamiche e visionarie startup.
La Maker Faire è un festival sul futuro, indirizzato ad un pubblico di non esperti. Andando in giro tra i padiglioni nei tre giorni della fiera si potevano incontrare famiglie, bambini, tantissimi, appassionati o semplici curiosi.

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Foto di Francesca Proietti

Non si tratta quindi di un evento B2B, dove presentare progetti in cerca di investitori. Il networking, lo scambio di idee – o semplicemente di biglietti da visita – è assicurato tra le centinaia di espositori.

Perché investire tempo, risorse umane ed economiche per presentare la propria idea ad una fiera per non addetti ai lavori?

money-1015277_1920Una delle motivazioni è, senza ombra di dubbio, proprio quel vastissimo pubblico di non addetti ai lavori (oltre 110.000 persone) che sono potenziali investitori di una buona idea.
Fiere come la Maker Faire sono vetrine importanti per tutti coloro che sono alla ricerca (anche o esclusivamente) di finanziamenti dal basso, quelli che oggi conosciamo grazie alle piattaforme di crowdfunding.

Che l’idea sia già stata lanciata sul mercato o che si abbia solo un prototipo da sviluppare, partecipare a fiere come questa è una di quelle spunte da mettere al proprio piano di comunicazione.

Qualche esempio

Lucy

Lucy by Solenica è una lampada solare ideata da una ricercatrice italiana, Diva Tommei, per portare in casa la luce del sole. Avevano uno stand alla Maker Faire dove spiegavano il funzionamento di Lucy. Obiettivo: farsi conoscere e far conoscere al pubblico la possibilità di sostenere il progetto tramite indiegogo (una delle principali piattaforme di crowdfunding) o attraverso l’acquisto di una della prime lampade prodotte.
Risale al luglio 2016 il prototipo finale ma è da molto prima che il team di Solenica è attivo sulla rete e fuori. Ed ha funzionato: dei 50.000 dollari fissati come obiettivo sulla piattaforma, Lucy e i suoi ideatori ne hanno raccolti ben 305.346 $ (più del 600%).

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Filo

Veterani della Maker Faire Rome sono i ragazzi di Filo. Il dispositivo Filo, già lanciato sul mercato B2C e B2B da quasi due anni, si attacca a tutti gli oggetti che non si vogliono perdere (le chiavi ad esempio) ed è tracciabile tramite smartphone.
La startup ha partecipato al programma di accelerazione di Luiss Enlabs, a Roma, grazie ad un finanziamento da parte di LVenture Group. Non ha scelto quindi la strada del crowdfunding per sviluppare il prodotto. Tuttavia la comunicazione, da subito, è stata molto efficace ed orientata al consumatore con un sito ed un ecommerce ben fatto ed una presenza sui social molto attiva e ben strutturata.

Watly

Un altro esempio di grande progetto presente alla Maker Faire e finanziato anche dal basso attraverso il crowdfunding è Watly. Questo dispositivo attraverso energia solare purifica l’acqua da qualsiasi fonte di contaminazione, senza l’uso di filtri o membrane; genera energia elettrica fuori dalla rete e permette la connessione ad internet.

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Come ottenere i finanziamenti necessari

La ricerca di finanziamenti per la propria startup o la propria idea è uno dei più faticosi compiti che si hanno di fronte appena usciti dal garage, dallo spazio di co-working o dal salotto di casa con il progetto pronto.

Non basta avere un buon progetto, bisogna saperlo raccontare.

E, a meno che chi realizza l’idea non sia anche un esperto di comunicazione, raccontarsi online e offline può rappresentare un grande ostacolo, a volte penalizzante. Sapersi raccontare, essere in grado di spiegare a chiunque la reale utilità e necessità del proprio prodotto o servizio è, al contrario, un grande passo in avanti verso la sua realizzazione.
Grandi storie e floride aziende hanno avuto successo anche grazie a quello speech di 180 secondi ben preparato o a quella campagna così ben riuscita da aver catturato l’attenzione di un investitore.

Che tu voglia cercare investitori privati, entrare in un acceleratore o far partire una campagna di crowdfunding per la tua impresa, un piano di comunicazione efficace è indispensabile.
Se vuoi saperne di più, studiare insieme a noi una strategia vincente per il tuo progetto, contattaci. La comunicazione, la brand identity, lo storytelling e la promozione online sono il nostro pane quotidiano.

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